Pannello 26

SISTEMA VASO RE LUNGO VIA PROVINCIALE (IL PERCORSO DELLE SANTELLE)
 
L’ultimo tratto del percorso del Vaso Ré di Bienno ci porta all’origine di questa straordinaria opera idraulica, in territorio di Prestine dove inizia il suo tragitto. Su questo tratto tutte le fucine erano “caadure” per la produzione di secchi, poi sono state trasformate in edifici che potremmo definire di archeologia industriale. Qui si conservano le due “anime”: quella antica con una fucina “caadura” intatta e gli elementi protoindustriali come a non lasciar morire un antico mestiere.
Da osservare come su ogni opificio sia stata realizzata un’edicola votiva, quasi una sorta di percorso delle mantelle. 
Il vaso Ré presenta nel primo tratto il canale aereo completamente in cemento che forniva l’acqua ad un  complesso di tre fucine che esternamente presentano un fronte continuo: la prima fucina di proprietà della Famiglia Fanti Pietro, originariamente era una fucina “caadura” per la produzione di secchi, la seconda e la terza anch’esse “caadure”  erano di proprietà Compenso Fanti e Luigi Fanti, poi  passate alla Famiglia Vezzoli Giovanni “Gianela”, che aveva fondato la “3D Torneria”.
Il complesso è stato poi trasformato in carpenteria metallica fino alla fine agli anni novanta, quando è cessata l’attività. In testata è inserita un’edicola raffigurante Madonna con i San Luigi Gonzaga e San Valentino, firmata Battista Bettoni e realizzata nella seconda metà del XX.
In questo tratto il Vaso Ré ci accompagna a terra nel suo alveo in pietra, ancora visibili le saracinesche a ghigliottina o con volano in più punti.
Il capannone della Ditta “Erbon” di Ercoli Bonomo, che produce attrezzi agricoli, è stato realizzato sui resti di due fucine “caadure”, una di proprietà Fanti Comenso e l’altra già di proprietà Ercoli. Anche su questo edificio di recente realizzazione troviamo un’edicola con la raffigurazione di una Madonna probabilmente realizzata ancora da Battista Bettoni. Di fronte troviamo anche il vecchio crocifisso in legno.
A fianco dell’edificio il Vaso Re scorre a terra formando anche una grande vasca, ben visibile il “rèstèlét”, ovvero la griglia posta verticalmente al canale per consentire la raccolta del materiale che viene trascinato dall’acqua e che galleggia su di essa.
Nell’ultimo tratto troviamo la fucina della famiglia Pini “Pergia”, con edicola raffigurante Madonna con Bambino, del XX secolo. Sul fianco dell’edificio il percorso in terra battuta si stringe moltissimo e costeggia l’ultima fucina e l’unica “antica” di questo tratto: la fucina della famiglia Mendeni “Maìa”, nella quale il tempo sembra essersi fermato: tutto è congelato, il patrimonio oggettuale è intatto: magli, maglioli, tina de l’ora. In fondo alla fucina, una scala in pietra con gradini a sbalzo conduce al Vaso Re in gardenale, seguendo il quale si vede l’inizio del canale, dove si stacca dal torrente Valle di Campolaro.
Dalla Mappa Napoleonica del 1821 vediamo che ci sono solo tre complessi che potrebbero corrispondere proprio alle fucine più storiche: Fanti con il n° 1136, Pini con il n° 1148, Mendeni con il n° 1147.
Queste ultime fucine sono servite da un lungo canale aereo di adduzione in cemento alto 10 metri, ben visibile anche dalla strada al di là del torrente che sale verso Prestine per poi proseguire verso le montagne biennesi.
Qui si conclude il nostro percorso a ritroso “lungo il racconto disegnato dall’acqua” che prosegue nel centro storico di Bienno alla   scoperta del borgo attraverso le antiche fontane.