Pannello 15

SISTEMA VASO RE CON SCARICO NEL GRIGNA
 
Questa è una posizione strategica per comprendere la struttura del sistema del Vaso Ré proprio dove avviene la regolazione del flusso e il successivo scarico nel torrente Grigna. Notevole per questo ancora la visione della complessa opera idraulica con  la struttura del “gardèna|l”, ovvero del tratto di muro realizzato per far deviare l’acqua dal condotto principale, dell’“üsérott” per la chiusura dell’acqua con il volano ben conservato e un piccolo ponte che consente il collegamento con i broli sottostanti via Ripa.
 Proprio dall’alto, dove c’è il volano e il collegamento ai broli, si vede la struttura del Vaso Ré interamente in muratura e perfettamente conservata, ma il livello del terreno dove scorre il canale artificiale è notevolmente più basso rispetto al paese di Bienno. Questo ci riporta alla tragica frana con conseguente alluvione che nel 1634 trascinò via la parte meridionale del territorio biennese.
Per questo in quest’area il Vaso Ré scorre tra i prati e non vi sono altre fucine oltre alla “Parada”, che probabilmente era sopravvissuta al disastro. Proprio le aree coltivate vicino al Vaso Rè utilizzavano l’acqua del canale, solitamente la notte quando non era usata per gli opifici, per l’irrigazione attraverso i “dügai”, canali scavati nel terreno che erano utilizzati anche nelle aree a fianco del torrente Grigna dove l’acqua veniva raccolta direttamente.
La grande alluvione del 1634 cambiò radicalmente la struttura urbana dei diversi paesi della Val Grigna, ancora leggibile
soprattutto a Prestine dove le alte mura su cui si sviluppa l’abitato testimoniano l’erosione avvenuta che demolì mezzo paese, ma anche a Bienno proprio la presenza  dell’alto muro ad arcate che regge Via Ripa e il forte avvallamento che separa le due sponde del torrente Grigna riporta a quel tragico avvenimento.
Il Vaso Ré si può seguire per un lungo tratto tra i broli, che proprio per la loro posizione particolarmente favorevole sono famosi per la  produzione di ottima frutta e verdura.   
Dopo la devastazione del 1634 i biennesi non costruirono più fucine e case in quest’area quasi a non voler dimenticare che l’acqua, pur essendo un bene preziosissimo può diventare  molto più tremenda del fuoco: “al föac burìga è a l’àiva füzìga” – il fuoco si può essere spento, ma con l’acqua impetuosa è meglio fuggire [Biblioteca Civica di Bienno Morandini Giacomo (a cura di), Proverbi, modi di dire, facezie e canti del Folklore biennese, 1978].

Come ricorda Alessandro Sina in uno scritto del 1907 dove riporta le testimonianze trasmesse da alcuni documenti dell’epoca: il 7 luglio 1634 l’intero territorio della Val Grigna venne travolto da una grande frana che provocò di conseguenza una grossa inondazione. A Bienno vennero travolte 28 case con altrettante fucine, a Prestine venne travolta la Chiesa Parrocchiale di Sant’Apollonio, a Berzo metà dell’abitato venne distrutto, morirono 140 persone e moltissimo bestiame, inoltre vennero devastate le campagne come pure ad Esine dove morirono 17 persone  e vennero travolte una trentina di case.   
Questo evento del 1634 fu sicuramente il più grave, ma sull’intera Valletta del Grigna troviamo documenti che parlano di inondazioni a partire dall’inizio del XV secolo, con ben sette calamità nel corso del XVII secolo, cinque inondazioni nel XVIII secolo, due nel XIX, e infine nel 1966 e nel 1993.
Dopo la frana del 1634 Bienno rimase amputato nella sua parte meridionale dove oltre alla Via Glere, che sta ad indicare appunto un luogo ghiaioso tipico di aree inondate, sorsero gli orti e i broli sottostanti Via Ripa, sorretta da un alto muraglione realizzato in conseguenza del disastro. Si può ipotizzare che l’area “de la Parada” potrebbe significare  riparata, forse protetta in conseguenza alla sciagura scampata e quindi unico manufatto rimasto in quel luogo dopo l’alluvione.