Pannello 10

SEGHERIA PANTEGHINI MOMOLI

Proprio il Vaso RŔ Ŕ testimone della presenza di una grossa segheria in questa zona ormai ridotta a deposito, da osservare il passaggio aereo del Vaso RÚ dove l’acqua scorre sopra ma anche sotto, infatti da alcuni fori esce l’aria dovuta al passaggio dell’acqua che scorre e della quale si sente anche il rumore. Proprio passando sotto il canale aereo si vedono ancora le tracce della segheria di proprietÓ della famiglia Panteghini “Momoli”, che in paese era denominata “rÓzega” in quanto questo Ŕ il termine dialettale di segheria. I macchinari della segheria come la “sega veneziana” e la sega circolare erano mossi dalle ruote azionate dalle cascate di acqua del Vaso RŔ. Un grande piazzale ancora visibile consentiva l’accatastamento dei tronchi e delle assi tagliate che stagionavano all’aperto.
Qui veniva portato il legname da opera tagliato sulle montagne biennesi dai “bohkai÷i” (boscaioli) con gli attrezzi costruiti in maniera artigianale dai fabbri, come la “manÚra” (mannaia o ascia) che si utilizzava per sramare gli alberi da alto fusto; la “hŘgŘrr” (scure) per l’abbattimento degli alberi ad alto fusto; il “hpartid¨ar” (grossa lama a denti) usato per sezionare tronchi di grosso diametro veniva infatti utilizzata da due persone ed era per questo munita di manici alle estremitÓ; la “podŔta” (roncola) e il “podŔtt” (falcetto), la prima appesa alla cintura tramite la “rampýna” (gancio) serviva per la ramatura minuta e il secondo era portato in tasca dei pantaloni e serviva per recidere rametti e fuscelli ma anche per altri utilizzi come tagliare il formaggio o la salsiccia; infine erano utilizzati i “kŘnek” (cunei) per rompere i ceppi o anche i tronchi.
Le piante tagliate erano pini, larici, abeti e venivano portate alla “rÓzega” dai “prealÚar”, che conducevano la “preÓla”, un vero e proprio carro, ma anche il “caradŔll” composto da sole due ruote e da una barra “tim¨”, dove  venivano caricati i tronchi pi¨ lunghi.
Le notizie sui “bohkai÷i” sono tratte da: Giacomo Morandini, Bienno nel ‘900, breno, 1995, p. 33.