Palazzo Simoni Fè

BIENNO, Buennum
...terra delle più populate di detta Valle posta in un belissimo sito abbondante d'ogni cosa...

Circa l'origine etimologica del nome Bienno vi sono opinioni diverse: dal nome personale etrusco Biena, a Biennius, nome gentilizio romano, al termine biennium che nella tarda latinità era usato per indicare il canale del mulino, fino ad arrivare all'interpretazione del nome Buennum, torrente delle miniere.



Sin dal medioevo si ha documentazione di una dinamica comunità, tra le più grosse e popolate della Valle.

Nel 1586, il conte Onorio Scotto governatore di Brescia, visitava la Valle Camonica in compagnia del capitano della città Gabriele Cornaro; ai suoi occhi Bienno era "terra delle più populate di detta Valle posta in un belissimo sito abbondante d'ogni cosa dove si fanno i petti à botta d'archibugio e in essa si veggono molte fucine, costumano in quella terra di dar un tanto per huomo a chi con arme va ad incontrare il Rettore quando va in visita e per questo vi va una grandissima quantità di gente".
Nel 1600 i biennesi spingevano i carichi delle loro padelle fino in Spagna e Bienno continuò ad apparire come "terra di considerabili fortune e civiltà e copiosa di traffichi, massimi di ferrarezza per la quale vi si lavora in molte fucine" (descrizione del 1698).

Nel secolo successivo, alle tradizionali famiglie "onorate" dominanti nel 600, si aggiunse un nuovo ceto medio rappresentato dai Simoni, Rizzieri, Fantoni, Morandini e Farisoglio. A metà settecento si contavano 18 tra negozianti ed artigiani impegnati nella lavorazione del ferro.

Bienno è sempre stato abitato quindi da una comunità attiva: ne sono prova i ricchi palazzi e monumenti storico religiosi quali chiese, eremi e santelle, ma anche le testimonianze legate a figure che, per le loro inestimabili qualità, hanno lasciato importanti segni sia negli ordini religiosi di cui facevano parte, sia in campo educativo che letterato.


Gli animatori culturali guideranno i turisti alla scoperta del grande complesso di Palazzo Simoni Fè. La struttura ottocentesca, conserva anche un nucleo seicentesco sviluppatosi da un edificio quattro-cinquecentesco che ospita oggi la Biblioteca Comunale.
La facciata simmetrica di tre piani più il sottotetto, purtroppo alquanto celata dal Municipio, è stata valorizzata negli ultimi anni trasformando il giardino prospiciente in una piazza che è divenuta luogo di incontro, ritrovo e manifestazioni dell'intera comunità. Da sottolineare le cornici in arenaria delle diverse aperture e le ringhiere in ferro battuto con elementi circolari. L'edificio, nel prospetto sud-ovest che si affaccia su via Contrizio, presenta un grande affresco votivo rappresentante la Madonna in trono tra i santi Carlo Borromeo e Francesco, attribuibile, secondo gli esperti, al pittore Mauro della Rovere detto il Fiamminghino. Il prospetto sud-est presenta il grande portale in arenaria a tutto sesto con, nella chiave di volta, uno stemma scalpellato e un'iscrizione latina sui conci dell'archinvolto. Nella parte anteriore troviamo in alto lo stemma dei Fè d'Ostiani.
All'interno, da una grande sala coperta da sei volte a crociera sorrette da due colonne binate in arenaria con basi modanate e capitelli a foglie grasse, è possibile accedere ai piani superiori superando una cancellata in ferro battuto e uno scalone in granito, con balaustra costituita da eleganti colonnette in arenaria. Sul soffitto affrescato ammiriamo il Dio Vulcano che con i Ciclopi forgia in un antro ricche armature (si allude alla ricchezza di Bienno e della famiglia derivata dalla lavorazione del ferro).
Al primo piano, in corrispondenza della facciata principale, troviamo il grande salone con soffitto affrescato in cui sono custodite due pregevoli statue lignee raffiguranti L'Annunciata e l'Arcangelo Gabriele, probabilmente eseguite da maestranze austro-boeme a testimonianza degli scambi artistico-commerciali fra le vallate alpine durante il 1400.
Si affacciano su via Contrizio invece un grazioso salottino, completamente affrescato, preceduto da un corridoio decorato a motivi pompeiani e dagli infissi perfettamente conservati. Seguono due sale affrescate nonché una sala, collegante al nucleo originario, ricca di cornici in stucco di gusto settecentesco. Da osservare inoltre gli infissi interni ed esterni ancora ottocenteschi ed i pavimenti in seminato e in cotto.
L'interno della parte adibita a Biblioteca Comunale conserva, nella sala espositiva al piano primo, un camino del XVII secolo in arenaria con mensole e volute terminanti a zampa di leone che sostengono l'architrave modanato con agli angoli foglie d'acanto ed al centro lo stemma della famiglia Simoni.
La sala riunioni è coperta da un soffitto a travature dipinte da festoni con frutta, motivi floreali, cartelle e girali di foglie d'acanto. Sul lato sinistro è anche inserito un monumentale camino in arenaria la cui cappa è decorata da una ricca cartella in stucco con volute, due testine, foglie d'acanto e cimiero al culmine, con all'interno, entro corona d'alloro, lo stemma della famiglia Simoni, con aquila nera in campo giallo e motto "FIDES". Nelle sale sono conservati gli infissi lignei originari con catenacci in ferro battuto, fissati da piastre a motivi merlati.
Nella parete del vano scale è conservato il secondo brano dell'episodio, di autore ignoto, distaccato dalla casa di via Carotti 19 e facente parte de "Le storie di Attila" in cui il grande condottiero unno in groppa ad un cavallo bianco, si toglie la corona reale di fronte ad un monaco che colloquia con lui con un libro in mano, mentre sopra gli aleggia un angelo che brandisce una spada. E' qui conservata anche la lunetta del portale della chiesa di Santa Maria e raffigurante la Natività (attribuita probabilmente al Da Cemmo) oltre che la lunetta con la Vergine seduta con Gesù Bambino ignudo entro un'edicola colonnata ed ai lati i santi Rocco e Girolamo, proveniente da via Di Mezzo n. 17, casa Panteghini (ex casa Farisoglio).